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Arte Contemporanea Africana: alla Black Liquid Art Gallery, Olamilekan Abatan Reinventa il Neobarocco con Identità e Potere Visivo

È stata inaugurata sabato 12 aprile e resterà visitabile fino al 7 giugno 2025 la mostra ÀAÀ, Àwòrán Aláṣejù Àṣà – Olamilekan Abatan e il Neobarocco africano, a cura di Antonella Pisilli, allestita presso la Black Liquid Art Gallery. Un evento imperdibile per chi vuole scoprire le nuove frontiere dell’arte contemporanea africana, attraverso lo sguardo visionario del giovane artista nigeriano Olamilekan Abatan, che unisce iperrealismo, eredità culturale africana e ispirazioni europee in un linguaggio pittorico del tutto originale.
Black Liquid Art Gallery, con sedi a Roma e Viterbo, è il punto di riferimento a livello italiano e internazionale nel dinamico settore dell’arte contemporanea africana, e ha al suo attivo una ricco portfolio di esposizioni che ne esplorano lo sviluppo.


Tre persone nere raffigurate in uno stile pittorico realistico posano su uno sfondo decorativo con fiori rossi e bianchi. Una figura femminile, seduta con un abito bianco, tiene sulle ginocchia un uomo sdraiato con i dreadlock e un perizoma giallo, che tiene in mano un tablet acceso con il logo "Netflix". Un terzo personaggio, in piedi dietro di loro, tocca i capelli dell’uomo con espressione mesta. L'immagine rievoca la scena biblica di Sansone e Dalila, con elementi moderni e simbolici.
Olamilekan Abatan, Sansone e Dalila, 2003. Carboncino, matita e tessuto africano wax su cartone rigido. Dimensioni 157 x 106 cm (Foto: Black Liquid Art Gallery)

L’iperrealismo africano incontra il Barocco europeo

Nato a Lagos nel 1997, Abatan è una delle voci più promettenti e riconosciute dell’arte contemporanea africana. La sua cifra stilistica si fonda su un connubio affascinante tra la tradizione pittorica occidentale – in particolare Rinascimento e Barocco – e gli elementi estetici e simbolici tipici delle culture africane. Nei suoi dipinti, figure fortemente realistiche si stagliano su fondali decorati con vivaci tessuti wax, che non solo arricchiscono la composizione, ma diventano veri e propri strumenti narrativi.


Il wax come veicolo di identità culturale

I tessuti wax, con i loro motivi geometrici e colori accesi, occupano un posto centrale nell’arte di Abatan. Più che ornamento, essi rappresentano un linguaggio visivo che parla di memoria collettiva, appartenenza e orgoglio africano. Attraverso questi elementi, l’artista ricollega la figura umana alla sua cultura di origine, riappropriandosi dello spazio visivo con forza e consapevolezza. L’arte di Abatan diventa così un’espressione viva del potere nero e della resilienza delle comunità africane.


La luce di Caravaggio reinterpretata da un artista africano

Negli ultimi anni, l’artista ha approfondito l’uso drammatico della luce e dell’ombra, prendendo ispirazione da Caravaggio e dal teatro pittorico barocco. Questo approccio è ben evidente in opere come Sansone e Dalila, dove Abatan rilegge la celebre iconografia del tradimento in chiave contemporanea. Oltre alla forza espressiva dei volti e dei gesti, l’opera si arricchisce di dettagli attuali – come un tablet con il logo Netflix o un tatuaggio minaccioso – che offrono nuove chiavi di lettura. L’Africa è protagonista, al centro di una narrazione visiva che sfida gli stereotipi e reinterpreta il mito.


Il corpo, la sofferenza e la spiritualità

In Flagellazione, altra opera di spicco in mostra, Abatan spoglia la composizione di ogni artificio per concentrarsi sulla brutalità della sofferenza. I corpi sono illuminati da una luce netta, quasi mistica, che li separa dallo sfondo e ne esalta la vulnerabilità. La scena diventa così un’icona del dolore umano, ma anche una meditazione sulla forza e sulla dignità. L’influenza caravaggesca si fonde con una spiritualità africana profonda, creando un ponte tra culture visive diverse.


Una lingua pittorica tra Africa ed Europa

Nel catalogo della mostra, edito da Gangemi Editore, lo storico dell’arte Moyo Okediji definisce l’approccio di Abatan come una “lingua pittorica pidgin”, in cui i codici visivi africani e occidentali si fondono in un nuovo vocabolario espressivo. Abatan non è un artista in esilio – scrive Okediji – ma un creatore radicato nella cultura yoruba, che utilizza la pittura europea come strumento, non come fine. Le sue opere non ripetono, ma reinventano. E, nel farlo, affermano una visione forte e autonoma dell’arte africana nel mondo globale.


Una presenza sempre più internazionale

Il successo di Abatan non si limita ai confini africani. Le sue opere fanno ormai parte di collezioni internazionali e sono state esposte in contesti di alto profilo. Recentemente, la sua opera The Next Move è stata acquisita dal Toledo Museum in occasione della mostra Strategic Interplay: African Art and Imagery in Black and White. Secondo la curatrice Priscilla Manfren l’arte di Abatan è sempre in movimento ed “esplora costantemente le possibilità di contaminazione tra passato e presente, tra estetica e contenuto, tra visione e riflessione”.


La mostra ÀAÀ, Àwòrán Aláṣejù Àṣà è molto più di un’esposizione: è un viaggio dentro l’anima dell’arte contemporanea africana, tra memoria, innovazione e identità. Le opere di Olamilekan Abatan ci invitano a ripensare il canone artistico globale, dando voce a una cultura visiva ricca, complessa e in continua trasformazione. Visitabile fino al 7 giugno 2025, la mostra è un’occasione da non perdere per chi cerca un’arte che racconta, commuove e sorprende.

Informazioni

Black Liquid Art Gallery
Via Piemonte 69 – 00187 Roma

Orario di apertura
dal martedì al sabato dalle 14:00 alle 19:00 e per appuntamento