A Roma, “Tra segno e forma” presenta una selezione di opere dell’artista formatasi tra Brera e Parigi, con Stanley William Hayter. Incisione, fotografia, collage e grafica restano parte del suo vocabolario, ma nella mostra alla Strati d’Arte Gallery è soprattutto la pittura a fare da padrona. Un nuovo capitolo di una ricerca passata negli anni anche attraverso musei e istituzioni internazionali.
Nasce incisore, si forma a Parigi nell’Atelier 17 di Stanley William Hayter e porta con sé per tutta la vita la lezione del segno. Ma nella mostra che oggi riporta Anna Romanello a Roma è la pittura a fare da padrona.
Tra segno e forma, curata da Elisabetta La Rosa alla Strati d’Arte Gallery di Via Sicilia, a Roma, non è infatti una retrospettiva, ma una selezione di opere capace di mettere a fuoco le diverse componenti di una ricerca nella quale incisione, fotografia, grafica, collage e pittura hanno continuato a incontrarsi e contaminarsi. La mostra è aperta dal 29 settembre al 13 ottobre 2026, con vernissage sabato 3 ottobre alle 18.
Il punto di partenza resta però l’incisione. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera, Romanello si trasferisce a Parigi, frequenta l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts e soprattutto l’Atelier 17 di Stanley William Hayter, dove approfondisce le tecniche grafiche sperimentali e la stampa calcografica a colori simultanei. Una formazione destinata a lasciare tracce profonde: non perché Romanello rimanga legata all’incisione in senso stretto, quanto perché sembra conservarne il principio originario, intervenire sulla superficie, attraversarla, lasciare una traccia. È il segno, dunque, a sopravvivere alla tecnica.
Dal museo alla contaminazione dei linguaggi

A raccontarlo è anche il percorso espositivo dell’artista. Nel 2018 il MAON – Museo d’Arte dell’Otto e Novecento di Rende le dedica la personale Fotografia e memorie, curata da Barbara Martusciello e Tonino Sicoli. Vi convivono opere pittorico-fotografiche, incisioni verbovisive, libri d’artista e oggetti: un insieme che rende evidente la vocazione alla contaminazione tra pittura, incisione, fotografia, collage e dimensione concettuale.
Prima ancora, nel 2016, le Case Romane del Celio avevano accolto Attraversare il tempo, mentre nel 2019 Immagini stratigrafiche arriva ai Musei e Gallerie di Podgorica. Nel 2022 è il Museo Diocesano del Tesoro della Cattedrale di Gerace a ospitare Raffaello sul filo del telaio. Il curriculum dell’artista registra inoltre la partecipazione al IIe Manifeste du Livre d’Artiste al Centre Georges Pompidou di Parigi e, nel 2023, alle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della Collezione d’Arte Moderna e Contemporanea dei Musei Vaticani.
Nel 2024 il percorso torna internazionale con La superficie introvabile – The Unfindable Surface, insieme a Mario Martinelli, alla Joseph D. Carrier Art Gallery del Columbus Centre di Toronto, iniziativa legata alla Giornata del Contemporaneo italiano. Memoria, materia, luogo e superficie tornano a intrecciarsi, confermando una ricerca che cambia strumenti senza perdere il proprio nucleo.
Sono passaggi che aiutano a leggere anche la mostra romana di oggi, senza trasformarla in ciò che non vuole essere: una ricostruzione cronologica della carriera.
A Roma, la pittura prende la scena

In Tra segno e forma l’incisione compare, come dice la stessa Romanello, anche attraverso «strappi di incisioni», ma sono soprattutto la pittura e la sua relazione con gli altri linguaggi a determinare il carattere della selezione.
Le opere appartengono a momenti diversi: Ballerina del 1993 combina carta giapponese, lastra d’ottone incisa, cera, acrilico e tecnica mista; Biciclette, del 1999, introduce il collage fotografico; seguono Vento del 2009, Marilyn Monroe e Triangolo del 2020 e un Dittico del 2024. Non è dunque la successione temporale a costruire il racconto, quanto la persistenza di un gesto: quello che incide, sovrappone, cancella, ricompone e trasforma la superficie.

Ed è forse qui che il titolo Tra segno e forma trova il suo significato più interessante. L’esperienza dell’incisione non scompare quando Romanello dipinge: migra nella pittura. Il segno appreso e sperimentato nell’Atelier 17 esce idealmente dalla lastra e attraversa fotografia, collage, materia e colore.

Come osserva la curatrice Elisabetta La Rosa, l’incisione di Romanello rivela una sensibilità contemporanea che guarda alla tradizione della grafica d’arte senza rimanerne vincolata: un processo di conoscenza che scava nella materia per portare in superficie una forma possibile, trasformando il tempo del gesto in una nuova esperienza visiva.
È così che la mostra romana finisce per raccontare qualcosa di più della tecnica utilizzata nelle singole opere. Tra il segno da cui Anna Romanello è partita e la forma alla quale approda oggi c’è soprattutto la libertà della pittura: uno spazio nel quale le esperienze accumulate negli anni non vengono archiviate, ma continuano a riaffiorare, trasformandosi.
LA MOSTRA: INFORMAZIONI PRATICHE
Tra segno e forma – Anna Romanello, a cura di Elisabetta la Rosa
Strati d’Arte Gallery di Filippo Maria e Michelle D’Alessio. Via Sicilia 133–135, Roma
29 settembre – 13 ottobre 2026
Vernissage: sabato 3 ottobre 2026, ore 18.00
Orari: lunedì–venerdì 10.00–18.00, ingresso libero; sabato su appuntamento: + 39 375-7323331
Ufficio stampa: Diana Daneluz | dianadaneluz410@gmail.com | + 39 339-5785378
