Domus aristocratica o caserma militare? Lo scavo di Villa Celimontana, condotto dalla Soprintendenza Speciale di Roma nell’ambito degli interventi PNRR, ha riportato alla luce otto ambienti di un edificio del II secolo d.C. con mosaici, affreschi e rivestimenti in opus sectile. Il dato che interessa il settore non è solo la qualità decorativa, ma la questione interpretativa che il ritrovamento apre sull’assetto militare e residenziale del Celio antico in età imperiale.

Villa Celimontana: domus aristocratica o caserma dei Vigiles?
La disposizione degli ambienti e il livello dei materiali sostengono due letture opposte. Da un lato, l’ambiente principale con vano voltato sottostante richiama lo schema di una residenza urbana di rango, tipologia ben attestata sulle sommità del Celio. Dall’altro, la vicinanza alla stazione della V Coorte dei Vigiles e il rinvenimento di stanzette modulari accostate, insieme a due basi di statue con l’elenco della coorte scoperte nel 1820 all’ingresso del parco, orientano verso l’ipotesi della caserma. A rafforzarla concorre il mosaico con il cratere nell’ambiente principale, soggetto che compare anche in due ambienti destinati al tempo libero dei militari nella Caserma dei Vigili di Ostia.

PNRR: il cantiere di Villa Celimontana da consolidamento a scavo di ricerca

Il caso restituisce un modello di cantiere replicabile: l’intervento di consolidamento del muraglione storico di Villa Celimontana, alle pendici del pianoro di Villa Mattei, si è trasformato in scavo di ricerca dopo aver accertato che la struttura era in realtà composta da due muri accostati, con un edificio romano a monte di quello più interno. Come dichiara la Soprintendente Speciale di Roma, Daniela Porro: «La Soprintendenza è riuscita con i fondi del Pnrr per mettere in sicurezza un muraglione antico, a fare anche una scoperta archeologica di grande valore scientifico, che spinge ad aprire nuove prospettive di ricerca e valorizzazione».
Un complesso più esteso di quanto ipotizzato finora
La ricostruzione tradizionale della caserma urbana dei Vigiles ne ipotizza uno sviluppo circoscritto tra l’accesso al parco e il retro di Santa Maria in Domnica. I dati emersi suggeriscono però un perimetro più ampio: ogni coorte contava tra 500 e 1.000 uomini e richiedeva alloggi per il tribunus e gli ufficiali, edifici di servizio e un Augusteum, di cui restano tracce nei marmi colorati rinvenuti a fine Cinquecento e oggi nella Sala Regia in Vaticano. I due accessi storici su via della Navicella e sul Clivo di Scauro, uniti alla cisterna alimentata dall’acquedotto Celimontano, rafforzano l’ipotesi di un complesso funzionale al controllo della II e I Regio di Roma.

Conservazione e valorizzazione: il futuro del sito
Resta aperta la questione più concreta per chi gestisce siti analoghi: cosa accade a otto ambienti decorati scoperti nel parco di Villa Celimontana. Il complesso si estende oltre l’area scavata, ma cipressi monumentali e limiti di budget ne hanno impedito il proseguimento integrale, mentre l’edificio, abbandonato tra V e VI secolo e in parte distrutto dalla loggia seicentesca di Villa Mattei, pone i consueti nodi di musealizzazione, conservazione in situ e accessibilità di un giacimento archeologico inserito in un contesto verde storico.

Come osserva la responsabile scientifica dello scavo, Simona Morretta: «Lo scavo ha restituito un insieme di dati di straordinario interesse, ma la fase più delicata e complessa comincia adesso». Solo l’analisi di strutture e materiali stabilirà se Villa Celimontana custodisce una domus o l’estensione di uno dei principali presidi militari della Roma imperiale.
Fonte: MIBAC – Soprintendenza Speciale di Roma
