Le celebrazioni prendono il via il 9 ottobre, con una mostra aperta fino al prossimo 6 gennaio
Questa volta, per la mia rubrica La curiosità è un’arte, racconto la storia che attraversa mezzo secolo di arte contemporanea: quella della Galleria Planetario di Trieste, fondata nel 1976 da Clara e Livio Radin. Venerdì 9 ottobre, alle 18.00, la galleria celebra i suoi cinquant’anni con una mostra dedicata agli artisti che ne hanno accompagnato il cammino, nella sede di via Fabio Filzi 4, al primo piano. All’inaugurazione il critico Giancarlo Bonomo dialogherà con Livio Radin. La mostra sarà visitabile fino al 6 gennaio.

Oltre 120 esposizioni e un elenco di nomi che va da Picasso a Vedova, da Vasarely a Dorazio, da Sonia Delaunay a Christo, da Bonalumi a Tancredi, fino alle generazioni più recenti. In mezzo secolo la Planetario ha portato a Trieste opere e tendenze che hanno segnato il contemporaneo, costruendo un rapporto diretto tra la città e i suoi linguaggi più innovativi.
Ma la vera storia è quella di due persone. Tutto comincia nel 1969, quando i Radin incontrano l’artista croato Zlatko Prica: ne restano affascinati, e l’amicizia diventa prima collezionismo, poi, nel 1976, l’apertura della galleria. Da allora Clara e Livio hanno creduto nell’arte contemporanea quando farlo era una scommessa, ne hanno seguito le trasformazioni e non hanno mai legato l’identità della galleria a una sola corrente. Pittura e scultura, astrazione e figurazione, fino alla videoarte; artisti affermati accanto a giovani emergenti.

Lo racconta lo stesso Livio Radin: dal New Realisme di Arman e César all’astrazione di Delaunay, Magnelli e Soldati, dall’informale di Vedova e Scanavino al videoartista Plessi, fino ai “citazionisti” della Pittura Colta come Bonalumi e Nigro. Una curiosità vera, sempre rivolta al nuovo.
Lungo il percorso, il confronto con alcuni dei critici più autorevoli: Achille Bonito Oliva, Guido Ballo, Pierre Restany, Nello Ponente, Italo Mussa, Giorgio Cortenova, Alberto Fiz e Marco Meneguzzo, che hanno contribuito a presentare e interpretare gli artisti ospitati.
Quella ricerca non si è fermata alle sale espositive. Negli anni Ottanta la galleria ha dato vita alla rivista Efolo, che ha raccolto firme emergenti e protagonisti dell’arte e della critica. Nei primi anni Duemila lo stesso spirito è approdato sul web con ArtPlus, tra i primi portali italiani dedicati all’arte contemporanea.

«In cinquant’anni abbiamo cercato di seguire l’arte contemporanea senza preclusioni», racconta Livio Radin, «cercando di capire ciò che stava cambiando e, quando possibile, di anticipare le nuove tendenze. La Planetario è nata con questa idea: essere uno spazio aperto alla ricerca, al confronto e alla conoscenza».

Un’attività che ha portato la galleria anche fuori dalla propria sede, nelle principali fiere d’arte e in collaborazione con musei e istituzioni in Italia e all’estero: da Monaco di Baviera a Toronto, da Zagabria a Budapest, fino a Verona, Mantova, Catania, San Marino e Trieste. Emblematico il caso di Bruno Chersicla, esposto in galleria e poi protagonista di mostre a Toronto e a Palazzo Te di Mantova. Il tutto accompagnato da numerosi cataloghi e monografie dedicati agli artisti presentati.
Perché una galleria che dura cinquant’anni non conserva soltanto opere: conserva uno sguardo. E quello dei Radin, ancora oggi, resta curioso.
