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Palazzo Balestra torna a vivere: a Roma un antico edificio storico diventa sede istituzionale e presidio culturale

Inaugurata il 21 aprile 2026 la nuova sede della Federazione nazionale delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione. Protagonista un restauro che ha restituito alla luce affreschi e decorazioni rimaste celate per decenni.

Nel cuore di Roma, a due passi dalle istituzioni della Repubblica, un palazzo dal passato secolare ha ritrovato la propria voce. Palazzo Balestra, in piazza Santi Apostoli, è stato inaugurato come nuova sede della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione – la Fno Tsrm e Pstrp – in una cerimonia che ha intrecciato storia, arte e impegno civile.

La data scelta per l’inaugurazione non è casuale: il 21 aprile, giorno dei Natali di Roma, ha fatto da cornice simbolica a un evento che è stato, nelle parole degli stessi organizzatori, insieme celebrazione, visione e dichiarazione d’intenti. Abitare la storia per costruire il futuro della salute: questa la cifra programmatica dell’iniziativa.

Un edificio con cinque secoli di memoria

Le origini di Palazzo Balestra affondano nel Quattrocento, quando l’immobile era proprietà della famiglia Muti Papazzurri. Nel corso dei secoli, le sue sale hanno ospitato figure di rilievo storico internazionale: tra i suoi abitanti più illustri figura Jacques Francis Stuart, il re cattolico d’Inghilterra che visse in esilio nella Capitale. Cinque secoli di stratificazioni, dunque, custodite tra muri e soffitti che il tempo aveva progressivamente occultato.

Quando la Federazione ha acquisito gli spazi, la situazione conservativa presentava criticità significative. A raccontare le condizioni di partenza è Susanna Sarmati, restauratrice e curatrice di beni culturali che ha guidato l’intervento: «L’appartamento era abbandonato da anni, infiltrazioni d’acqua ne avevano compromesso lo stato e il soffitto ligneo era nascosto da un’ulteriore copertura in legno». Un doppio velo, fisico e temporale, che celava un patrimonio decorativo di straordinaria qualità.

Il restauro: un lavoro di scoperta e pazienza

L’intervento condotto da Sarmati ha avuto l’esito di una vera e propria riscoperta. Rimosse le superfetazioni che celava le strutture originarie, è emerso un apparato ornamentale di grande pregio: soffitti decorati con raffinati toni pastello, figure e ornamenti che rendono unico questo edificio nel panorama dell’architettura storica romana. Affreschi, dipinti e opere d’arte sono stati recuperati e restaurati, riportando alla piena leggibilità un patrimonio che rischiava di andare definitivamente perduto.

Un’operazione che il presidente della Federazione, Diego Catania, ha inquadrato con chiarezza nel solco di una responsabilità collettiva: «Con il recupero di questo luogo, ci sentiamo parte attiva nella valorizzazione del patrimonio artistico». Catania ha sottolineato come la dimora, dal «valore inestimabile», sia ora restituita alla collettività in tutta la sua complessità storica e artistica.

Un’inaugurazione con le istituzioni

Al taglio del nastro – preceduto dall’esecuzione dell’Inno di Mameli – hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni, autorità civili, militari e religiose, oltre a esponenti del mondo sanitario e culturale. Tra i presenti, la senatrice Beatrice Lorenzin, promotrice della legge 3/2018 che ha istituito la Federazione e regolato le professioni afferenti. Nel suo intervento, Lorenzin ha ricordato “il percorso cominciato insieme ormai tanti anni fa”, esprimendo la propria soddisfazione per la crescita della Federazione e auspicando che i professionisti continuino a offrire “un contributo costruttivo e operativo alle evoluzioni di cui abbiamo bisogno nel Servizio sanitario nazionale”.

La cerimonia ha incluso anche la benedizione dei locali, impartita da don Massimo Angelelli, Direttore dell’Ufficio nazionale per la Pastorale della salute della Conferenza episcopale italiana (CEI). Nel suo intervento, don Angelelli ha sottolineato come la nuova sede sia la casa di chi ha scelto di prendersi cura dell’altro, richiamando la vocazione dei professionisti della salute ad essere «autentici costruttori di pace» nel loro operare quotidiano.

Un luogo aperto: tra salute, cultura e comunità

La Fno Tsrm e Pstrp rappresenta 165mila professionisti operanti su tutto il territorio nazionale. La scelta di collocare la propria sede in un palazzo storico nel centro istituzionale di Roma risponde a una strategia precisa: avvicinare fisicamente e simbolicamente i professionisti ai luoghi dove si assumono le decisioni che ne riguardano il futuro. “Da oggi – ha dichiarato Catania – i nostri professionisti saranno più vicini ai luoghi in cui si assumono le decisioni, una vicinanza che è insieme fisica e istituzionale e che ne rafforza la rappresentanza”.

Ma la dimensione culturale non si esaurisce nel valore architettonico del contenitore. Palazzo Balestra è concepito come uno spazio aperto alla cittadinanza: la Federazione ha annunciato una collaborazione con il panorama artistico romano, con l’obiettivo di ospitare mostre ed eventi negli ambienti appena restaurati, rafforzando il legame tra le professioni sanitarie e il mondo della cultura.

Cura della persona, cura del patrimonio

La nuova sede si propone dunque come luogo di sintesi tra due vocazioni apparentemente distanti ma profondamente affini: la cura della persona e la cura del patrimonio, il benessere e la bellezza. Un binomio che trova nella storia stessa di Palazzo Balestra la propria incarnazione più eloquente: un edificio che, dopo anni di abbandono e oblio, è tornato a respirare grazie a un lavoro meticoloso di recupero, rivelando sotto le superfetazioni del tempo le tracce di una bellezza mai davvero scomparsa.

L’appuntamento con i Natali di Roma ha così assunto un significato ulteriore: non solo la celebrazione di una città millenaria, ma la testimonianza concreta di come il patrimonio architettonico e artistico possa diventare – ancora oggi – protagonista attivo della vita pubblica e civile.

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